Consulenza legale per condomini e amministratori, in tutta Italia. La vita in condominio presenta ogni giorno problemi complessi: morosità prolungate, delibere assembleari illegittime, conflitti tra condomini sulle parti comuni, spese ripartite in modo sbagliato. Lo studio offre assistenza mirata per tutelare i Suoi diritti e risolvere la controversia, dalla consulenza fino al giudizio, online o in studio.
Riparto errato o delibera che non La convince in condominio?
Le spese di scale e ascensore seguono un criterio proprio e accade che l’amministratore applichi la tabella generale, così chi abita ai piani bassi paga più del dovuto. Se poi l’assemblea ha deliberato qualcosa che non torna, chi era assente, contrario o astenuto ha trenta giorni per impugnare la delibera. Mi invii verbale, riparto, tabelle millesimali e regolamento. Li esamino prima dell’appuntamento e Le indico se la contestazione abbia fondamento e come procedere. La consulenza con l’avvocato costa 100 euro, detratti dal compenso se mi affida l’incarico.
Consulenza con l’avvocato € 100la somma viene detratta dal compenso se affida l’incarico
Prenoti la consulenza su WhatsAppLe controversie condominiali più frequenti
Il condominio è regolato da poche norme del codice civile che decidono quasi tutto: la ripartizione delle spese, cosa può deliberare l’assemblea, entro quando si contestano le delibere assembleari. Le questioni che arrivano in studio si concentrano su quattro punti.
Spese ripartite male
Non tutte le spese si dividono allo stesso modo. Per le scale e per l’ascensore vale un criterio suo (artt. 1124 e 1125 c.c.): metà per i millesimi di proprietà e metà per l’altezza di piano. Se l’amministratore applica la tabella generale al posto di quella dedicata, chi sta ai piani bassi paga più del dovuto.
Delibere assembleari da impugnare
Chi era assente, contrario o astenuto può impugnare la delibera entro trenta giorni (art. 1137 c.c.): dalla riunione per chi c’era, dalla comunicazione per chi mancava. Passato il termine la delibera vale per tutti, anche per chi non era d’accordo.
Assemblea che non si riunisce
Se l’amministratore non convoca, non serve fare causa: due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio possono chiedere la convocazione e, in mancanza, provvedervi direttamente (art. 66 disp. att. c.c.).
Parti comuni occupate o modificate
Tettoie, inferriate, impianti su muri o suolo comune: il singolo può usare la cosa comune, ma senza alterarne la destinazione né impedirne agli altri pari uso (art. 1102 c.c.). Senza il titolo o la delibera, l’opera va rimossa.
Ha ricevuto un riparto che non le torna, o una convocazione che non arriva mai?
Ne parli con l’avvocato su WhatsApp · € 100Quando l’edificio non è un condominio «sulla carta»
Molti complessi non hanno mai costituito nulla di formale: nessun atto, nessun amministratore, a volte nemmeno le tabelle. Questo non significa che non esistano regole. Quando più edifici hanno beni o servizi in comune — una sola conduttura dell’acqua, la strada d’ingresso, il muro di recinzione, l’illuminazione — si è in supercondominio e si applicano le norme del condominio (art. 1117-bis c.c.). La Cassazione lo ripete da anni: il supercondominio si costituisce automaticamente, per il solo fatto che quei beni siano comuni, senza bisogno di alcuna manifestazione di volontà.
Dove invece i beni sono in comunione ordinaria, ciascun partecipante deve contribuire alle spese in proporzione alla quota, e non se ne libera rinunciando se la spesa l’ha causata o approvata anche tacitamente (art. 1104 c.c.).
Il decreto ingiuntivo per le spese condominiali
È la situazione che spaventa di più, perché nasce già forte: sulla base dello stato di ripartizione approvato dall’assemblea, l’amministratore ottiene un decreto ingiuntivo che il giudice deve dichiarare immediatamente esecutivo (art. 63, comma 1, disp. att. c.c.). Costituisce prova scritta il verbale che approva il preventivo, il consuntivo o il rendiconto.
Opporsi si può, ma il terreno è stretto e va scelto con attenzione: si contesta la qualità di debitore, il conteggio, la prescrizione delle annualità più lontane. Sulla possibilità di far valere in quella sede i vizi della delibera che ha stabilito le somme la giurisprudenza non è concorde, e la questione è stata rimessa per un chiarimento: chi oppone deve saperlo prima di iniziare, non dopo.
Consulenza legale in materia condominiale: come lavoriamo
- Lettura dei documentiIn consulenza esaminiamo regolamento, tabelle, verbale e riparto. Quasi sempre la risposta è già lì: il criterio applicato non è quello che il regolamento prevede.
- La mossa che conserva i dirittiPrima della causa ci sono strumenti che costano poco e valgono molto: il dissenso messo a verbale, la richiesta formale di convocazione, la diffida all’amministratore. Servono anche a fermare i termini.
- MediazionePer le liti condominiali è condizione di procedibilità. In molti casi il confronto davanti al mediatore chiude la questione senza processo.
- GiudizioSe la via dell’accordo non porta a nulla, si procede: impugnazione della delibera, opposizione al decreto ingiuntivo, azione per la rimozione dell’opera abusiva.
Casi seguiti dallo studio
Alcune vicende seguite dallo studio, raccontate senza nomi. Ogni caso è diverso: in consulenza valutiamo il Suo.
La spesa dell’ascensore divisa con la tabella sbagliata
Un condomino mi ha portato il consuntivo annuale perché il conto non gli tornava. Aveva ragione due volte. La spesa straordinaria per la sostituzione del quadro elettrico dell’ascensore non compariva nel rendiconto ma solo in un foglio riassuntivo allegato; e soprattutto era stata ripartita senza applicare la tabella dedicata all’ascensore, quella che il regolamento prevede proprio per la sua manutenzione straordinaria. Applicando il criterio giusto la sua quota si riduceva a poco più della metà. Abbiamo fatto la scelta che in questi casi conta più di una causa: pagare quanto realmente dovuto e depositare, prima dell’assemblea di approvazione, una dichiarazione scritta di mancata approvazione del rendiconto, chiedendo che fosse allegata al verbale. È quella dichiarazione che conserva la legittimazione a impugnare, perché l’art. 1137 c.c. la riserva a chi risulta assente, contrario o astenuto.
Il Comune ordina i lavori, i proprietari litigano su chi paga
Un’ordinanza del sindaco imponeva interventi su un edificio e i comproprietari si rimpallavano le responsabilità, mentre i termini correvano. Il mio assistito non si era mai opposto ai lavori, anzi li aveva chiesti fin dalle prime riunioni con i tecnici. Ho scritto al collega di controparte mettendo per iscritto la sua disponibilità a contribuire pro quota, ma subordinandola a due condizioni precise: l’accettazione espressa del preventivo e la conferma, da parte del tecnico incaricato, che quei lavori fossero davvero idonei a ottemperare all’ordinanza. Non era una formalità: senza quella verifica si rischiava di pagare un intervento che non avrebbe chiuso il problema con il Comune. I lavori sono stati poi eseguiti, senza alcun giudizio.
Infiltrazioni da sopra, chiuse senza causa
Due appartamenti all’ultimo piano subivano infiltrazioni. Ho assistito i proprietari nella richiesta formale al condominio e nella corrispondenza con l’amministratore e con il legale dell’ente, documentando i danni e sollecitando l’intervento sulle parti comuni. La questione si è definita in via stragiudiziale, senza che fosse necessario introdurre un giudizio. Nelle infiltrazioni il tempo è tutto: più si aspetta, più diventa difficile dimostrare da dove viene l’acqua.
Opere abusive sulle parti comuni: prima l’assemblea, poi il giudice
Ho assistito il nudo proprietario di un appartamento in un piccolo condominio dove altri condomini avevano realizzato, senza autorizzazione, una tettoia su suolo comune, un punto luce nel vano scala e un’inferriata su un muro comune, abbattendo parte del muretto adiacente. C’era anche un impianto di videosorveglianza installato senza rispettare le regole sulla riservatezza. La tensione tra i condomini era alta. Invece di andare subito in causa, ho chiesto formalmente al legale della controparte la convocazione urgente dell’assemblea, perché fosse quella sede ad accertare le opere e a decidere: è lo strumento che l’art. 66 disp. att. c.c. mette a disposizione ed è molto più rapido di un giudizio. La vicenda si è poi chiusa con l’allontanamento della controparte dall’immobile.

Avv. Francesco Santoro, oltre dieci anni di attività nel diritto civile e condominiale. Seguo personalmente ogni pratica di diritto condominiale, dalla lettura del regolamento e delle tabelle fino al giudizio, con assistenza legale online in tutta Italia o in studio.
Prenoti la consulenza su WhatsAppDomande frequenti
Entro quanto tempo posso contestare una delibera dell’assemblea?
Trenta giorni, ed è un termine che non si recupera (art. 1137 c.c.). Per chi era presente e ha votato contro, o si è astenuto, decorrono dalla data della riunione; per chi era assente, dalla comunicazione del verbale. Possono impugnare solo assenti, dissenzienti e astenuti: chi ha votato a favore no.
L’amministratore non convoca l’assemblea: cosa posso fare?
Non serve un giudice. Due condomini che rappresentino almeno un sesto del valore dell’edificio possono chiedere la convocazione; se l’amministratore non provvede nei termini, possono convocarla direttamente (art. 66 disp. att. c.c.). La richiesta va fatta per iscritto e conviene farla con l’ordine del giorno già preciso.
Le spese dell’ascensore si dividono per millesimi?
Non solo. Si applica il criterio dell’art. 1124 c.c.: metà della spesa in base ai millesimi di proprietà e metà in base all’altezza di ciascun piano dal suolo. Se poi l’edificio ha più scale servite da impianti diversi, le spese gravano solo sui condomini serviti da quell’impianto.
Ho ricevuto un decreto ingiuntivo per spese condominiali: posso oppormi?
Sì, ma sapendo che quel decreto nasce immediatamente esecutivo quando si fonda sullo stato di ripartizione approvato dall’assemblea (art. 63 disp. att. c.c.). L’opposizione va costruita su motivi solidi, come la qualità di debitore, gli errori di conteggio o la prescrizione. Prima di opporsi conviene valutare anche l’eventuale istanza di sospensione.
Un condomino ha costruito sulle parti comuni: devo fare causa?
Non necessariamente come primo passo. Ogni condomino può servirsi della cosa comune, ma senza alterarne la destinazione né impedire agli altri di farne pari uso (art. 1102 c.c.). Spesso conviene portare la questione in assemblea e far verbalizzare: si guadagna tempo, si costruisce la prova e a volte il problema si risolve lì.
Quanto costa una consulenza legale sul condominio e come si svolge?
La consulenza con l’avvocato costa € 100 e la somma viene detratta dal compenso se affida l’incarico. Si svolge in videochiamata o in studio: mi invii prima regolamento, tabelle, verbale e riparto, così arriviamo all’appuntamento con i documenti già letti.
Approfondimenti
- Condizionatori sulle pareti comuni: quando serve l’unanimità
- Spostamento di una pluviale da parte di un singolo condomino
- Mediazione obbligatoria: cosa accade se manca
- Sfratto per morosità: la guida
- Usucapione: quando la si può chiedere
- Come funziona la consulenza
Ha una questione condominiale da chiarire?
Consulenza € 100, detratta dal compenso se affida l’incarico. Online in tutta Italia o in studio.
Prenoti la consulenza su WhatsAppRiparto errato o delibera che non La convince in condominio?
Le spese di scale e ascensore seguono un criterio proprio e accade che l’amministratore applichi la tabella generale, così chi abita ai piani bassi paga più del dovuto. Se poi l’assemblea ha deliberato qualcosa che non torna, chi era assente, contrario o astenuto ha trenta giorni per impugnare la delibera. Mi invii verbale, riparto, tabelle millesimali e regolamento. Li esamino prima dell’appuntamento e Le indico se la contestazione abbia fondamento e come procedere. La consulenza con l’avvocato costa 100 euro, detratti dal compenso se mi affida l’incarico.
