Chi si rivolge a me ha davanti una decisione da prendere e non sa da dove cominciare. Qualcuno ha appena ricevuto un provvedimento e deve valutare in tempi stretti se contestarlo, qualcun altro convive da tempo con una questione che non si chiude, altri intendono intervenire prima che la questione degeneri. Il primo risultato è sempre lo stesso, che la vicenda venga ascoltata per intero e che si dica con franchezza che cosa sia effettivamente conseguibile, e con quali mezzi. Da quel momento si smette di subire e si comincia a decidere.
La prima cosa che guardo è il tempo
Quasi ogni situazione ha un termine che corre, e a volte è breve anche quando nessuno lo ha detto. Prima di qualsiasi valutazione verifico entro quando si deve agire, che cosa interrompe quel termine e che cosa invece lo lascia scorrere. È la verifica che più spesso cambia l’esito, perché una ragione fondata fatta valere fuori tempo non vale nulla, mentre una posizione incerta portata avanti nel momento giusto conserva intatte le sue possibilità.
Ascolto l’intera vicenda ed esamino la documentazione
Le persone arrivano con una domanda precisa, però quasi sempre la vicenda è più ampia di come l’hanno messa a fuoco. Lascio che si esponga l’intera vicenda, compresa la parte che sembra non rilevare, e chiedo poi di esaminare la documentazione, anche se incompleta, perché nessuna valutazione seria può fondarsi sul solo racconto. Sono i documenti a dire che cosa sia realmente accaduto, che cosa è stato deciso e su quali basi, e capita spesso che una questione apparentemente insuperabile si risolva in un passaggio che non era stato esaminato con la dovuta attenzione.
Trasformo il problema in un percorso con dei passi
Ciò che scoraggia di più non è avere torto, è non sapere da dove iniziare. Per questa ragione la prima cosa che consegno è un percorso, con i passaggi nell’ordine in cui vanno compiuti e il risultato che ciascuno porta. Si procede per gradi, e ogni passo prepara quello successivo, così che quando si arriva davanti a chi deve decidere la posizione è già solida. Sapere che un piano esiste, e a che punto sia giunto, muta il modo di affrontare l’attesa.
Metto alla prova la posizione prima che lo faccia l’altra parte
Nel corso del colloquio formulo le domande che verranno poste dall’altra parte, e le obiezioni più scomode le muovo io per primo. Non è diffidenza, è il modo per presentarsi con la risposta già pronta a ogni contestazione. Una posizione che ha già retto a un esame severo si sostiene poi con tutt’altra sicurezza.
Non mi fermo alla prima risposta negativa
Un rifiuto, un rigetto o un silenzio non sono la fine della vicenda, sono un passaggio da esaminare per capire su che cosa si fonda e dove è attaccabile. Quando una strada esiste, la percorro sino in fondo con tutti gli strumenti che l’ordinamento appresta. Se invece si apre la possibilità di conseguire subito più di quanto darebbe un percorso lungo, lo rappresento e la tratto, perché rileva il risultato, non la durata.
La decisione resta all’assistito
Prima di assumere l’incarico espongo che cosa comporti ciascuna strada e quanto tempo richieda, e nel corso del mandato motivo sempre ogni scelta, non soltanto il suo esito. Le scelte di rilievo restano all’assistito, posto in condizione di compierle con tutti gli elementi. È il rilievo che gli assistiti riferiscono più spesso a distanza di tempo, l’essere stati parte della strategia e non spettatori della propria vicenda.
Dal sito allo studio il passaggio è breve
Non occorre avere già deciso di agire, né disporre della documentazione in ordine, né sapere come si chiami giuridicamente il problema. È sufficiente esporre la situazione con le proprie parole, anche in poche righe, e la richiesta arriva direttamente a me. Chi preferisce il colloquio di persona viene ricevuto in studio, chi si trova in un’altra regione viene seguito a distanza con la stessa attenzione. Fra il leggere una pagina e il parlare della propria vicenda con chi l’ha scritta non c’è alcun passaggio intermedio.
Il punto di partenza è sempre lo stesso
Una sintesi di quanto è accaduto e la documentazione disponibile, anche se incompleta. Verifico anzitutto i termini, quindi indico che cosa sia conseguibile, in quanto tempo e con quale strada, e dal colloquio si esce con il primo adempimento già individuato. Da quel momento non sta più leggendo un sito, sta parlando con il Suo avvocato.
