Una donazione fatta in vita non chiude i conti: alla morte del donante rientra nel calcolo dell’eredità e può essere ridotta se ha leso la quota riservata agli altri. Vale anche per la casa intestata a un figlio e pagata dal genitore. Qui trova quando una donazione si può contestare, quando invece è solida, e cosa rischia chi l’ha ricevuta.

Deve firmare una donazione o gli altri eredi contestano quella ricevuta?

Chi legge questa pagina di solito ha uno di due problemi opposti. C’è il genitore che desidera trasferire oggi una casa o del denaro a un figlio senza lasciare controversie in eredità, e c’è chi la donazione l’ha già ricevuta e ora si sente chiedere dagli altri eredi di riportarla nei conti. Sono due strade diverse e si preparano prima, una prima di recarsi dal notaio e l’altra prima di rispondere alla lettera ricevuta. Mi scriva che cosa è stato donato, a chi, e se la successione è già aperta. In consulenza esaminiamo l’atto e Le indico quali rischi corre.

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Deve firmare una donazione, oppure ne ha ricevuta una che gli altri eredi contestano? Sono due situazioni opposte e si affrontano in modo diverso: ci scriva prima di muoversi, anche solo per sapere che cosa rischia.

Quando una donazione diventa un problema

Un figlio ha avuto tutto

Le donazioni si sommano all’eredità per calcolare le quote: se il patrimonio è stato donato a uno solo, gli altri possono chiederne la riduzione.

La casa intestata al figlio

L’acquisto pagato dal genitore e intestato al figlio è una liberalità indiretta (art. 809 c.c.) e rientra nei conti come una donazione.

Manca la forma

La donazione richiede l’atto pubblico con due testimoni a pena di nullità (art. 782 c.c.). Uno scritto privato, da solo, non trasferisce nulla.

Denaro passato dai conti

Somme trasferite dai conti del genitore a quelli di un figlio possono valere come donazione e vanno conferite nella divisione.

Il donatario è ingrato

La donazione si può revocare per ingratitudine (art. 801 c.c.), ma entro un anno da quando il donante ne ha avuto notizia (art. 802 c.c.).

Il donante non era lucido

Se al momento dell’atto il donante non era capace di intendere e di volere, la donazione può essere annullata (art. 428 c.c.), e l’azione spetta anche agli eredi.

Si è donato un bene non proprio

La donazione di beni altrui non è valida: è un vizio che emerge spesso anni dopo, quando il bene va rivenduto.

Come si interviene su una donazione

  1. Consulenza e documentiEsaminiamo l’atto di donazione, le visure, la dichiarazione di successione e, quando serve, i movimenti dei conti, e Le diciamo subito se c’è qualcosa da far valere.
  2. Qualificazione dell’attoSi stabilisce di che cosa si tratta: donazione diretta, liberalità indiretta (art. 809 c.c.), atto nullo per difetto di forma (art. 782 c.c.) o donazione di modico valore (art. 783 c.c.).
  3. Riunione fittiziaSi sommano i beni lasciati, si detraggono i debiti e si aggiungono le donazioni (art. 556 c.c.): solo così si vede se la quota riservata è stata lesa.
  4. Collazione nella divisioneFigli, discendenti e coniuge che concorrono alla successione devono conferire quanto ricevuto per donazione, diretta o indiretta (art. 737 c.c.): gli immobili in natura o per imputazione (art. 747 c.c.), il denaro al valore legale all’apertura della successione (art. 751 c.c.).
  5. MediazioneIn materia di successioni la mediazione è condizione di procedibilità (art. 5 d.lgs. 28/2010) e molte vicende si chiudono lì, senza causa.
  6. Azione in giudizioSe l’accordo non arriva, si chiede la riduzione delle donazioni lesive (art. 555 c.c.) oppure, a seconda dei casi, la nullità dell’atto o la sua revocazione.

Dall’esperienza dello studio

La casa comprata dal genitore e intestata al figlio

È la situazione che incontro più spesso, e quasi nessuno la considera una donazione. Il genitore paga il prezzo, in tutto o in parte, e l’immobile viene intestato a un figlio: nell’atto non compare nessuna liberalità, compare una compravendita. Alla morte del genitore, però, quell’acquisto rientra nei conti e gli altri figli possono farlo valere. Il lavoro vero sta nella prova: abbiamo ricostruito da dove erano usciti i soldi chiedendo gli estratti conto degli anni dell’acquisto, che gli eredi hanno diritto di ottenere dalla banca, e messo a confronto le date dei bonifici con quella del rogito. Quando i numeri combaciano, la posizione cambia; quando i conti indicati dalla controparte risultano aperti anni dopo l’acquisto, cambia nel senso opposto.

Lo scritto privato che voleva essere una donazione

Mi è capitato più di una volta di vedere spuntare, dopo il decesso, un foglio scritto a mano in cui il defunto «donava» la casa a chi lo aveva assistito. Chi lo esibisce lo presenta a volte come testamento, a volte come donazione. Abbiamo sostenuto che non era né l’uno né l’altro: non un testamento, perché mancava la volontà di disporre per il tempo successivo alla morte, e non una donazione valida, perché la donazione esige l’atto pubblico con due testimoni a pena di nullità (art. 782 c.c.). Chi ha prestato assistenza per anni può avere diritto a essere compensato, ma quello è un altro discorso e si chiede in altro modo, non con un foglio che sposta la proprietà di un immobile.

La Sua situazione assomiglia a una di queste?

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Perché rivolgersi allo studio

Prima la qualificazione

Contestare una donazione, chiederne la nullità o farla rientrare nella divisione sono strade diverse: sbagliarla costa tempo e spese.

Prima i documenti

Atti, visure e movimenti bancari si leggono all’inizio: la prova, in queste vicende, decide più della teoria.

Ovunque in Italia

La pratica si segue a distanza, con atti telematici e videoconferenza, oppure in studio.

Un solo interlocutore

La pratica resta sul tavolo dell’avvocato che ha fatto la consulenza, dall’inizio alla fine.

Avv. Francesco Santoro

Avv. Francesco Santoro, oltre dieci anni di attività nel diritto civile. Segue personalmente le questioni di donazioni e successioni, dalla lettura degli atti alla mediazione e alla causa, online in tutta Italia o in studio.

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Cosa sapere prima di iniziare

La donazione è un contratto con cui una parte, per spirito di liberalità, arricchisce l’altra (art. 769 c.c.). Proprio perché toglie ricchezza a chi dona, la legge la circonda di forme rigorose: serve l’atto pubblico davanti al notaio con due testimoni, altrimenti è nulla (art. 782 c.c.). Fanno eccezione le donazioni di beni mobili di modico valore, valide anche con la sola consegna (art. 783 c.c.).

Nella divisione ereditaria la donazione torna indietro. Figli, discendenti e coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto, direttamente o indirettamente, salvo espressa dispensa (art. 737 c.c.). E la dispensa non è un salvacondotto: non produce effetto oltre i limiti della quota disponibile. Gli immobili si conferiscono in natura oppure per imputazione (art. 747 c.c.), il denaro si calcola al valore legale al momento dell’apertura della successione (art. 751 c.c.).

Il tempo, invece, lavora per chi ha ricevuto. Trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, il legittimario che ottiene la riduzione non può più riprendere il bene da chi nel frattempo lo ha comprato e ottiene l’equivalente in denaro. Il coniuge e i parenti in linea retta del donante possono fermare quel decorso notificando e trascrivendo un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione, efficace per venti anni e da rinnovare. È il motivo per cui un immobile di provenienza donativa si vende con difficoltà: l’acquirente teme quella restituzione.

Ogni caso è diverso: le situazioni descritte qui sopra sono quelle che ricorrono nello studio e servono a far capire come si lavora, non a promettere lo stesso risultato. In consulenza esaminiamo i Suoi documenti e Le diciamo che cosa si può davvero ottenere.

Quanto costa fare una donazione

La donazione si fa davanti al notaio, con atto pubblico e due testimoni, quindi il primo costo è quello notarile e varia con il valore del bene. Poi c’è l’imposta di donazione, che dipende dal grado di parentela. Al coniuge, ai discendenti e agli ascendenti si applica il 4 per cento sul valore che eccede una franchigia di un milione di euro: sotto quella soglia, e quindi nella maggior parte dei passaggi tra genitori e figli, imposta non se ne paga. A fratelli e sorelle si applica il 6 per cento oltre una franchigia di centomila euro; ai parenti fino al quarto grado e agli affini nei limiti di legge il 6 per cento senza franchigia; a tutti gli altri soggetti l’8 per cento senza franchigia. Se il beneficiario è una persona portatrice di handicap la franchigia è di un milione e mezzo di euro, qualunque sia il grado di parentela. Sugli immobili si aggiungono le imposte ipotecaria e catastale.

Il costo che pesa davvero, però, spesso non è fiscale. Un immobile che proviene da donazione si vende con difficoltà, perché per venti anni dalla trascrizione l’acquirente resta esposto alla restituzione nel caso in cui un legittimario ottenga la riduzione: è il motivo per cui il notaio, davanti a una famiglia con più figli, invita a ragionare prima di donare la casa. Quando invece si vuole legare il donatario a un impegno preciso esiste la donazione modale (art. 793 c.c.), che impone un onere e può essere risolta se l’onere non viene adempiuto.

Domande frequenti sulle donazioni

Una donazione si può annullare dopo la morte del donante?

Non si annulla per il solo fatto che è stata fatta. Se però ha leso la quota riservata a coniuge, figli o genitori, gli interessati possono chiederne la riduzione; e se manca la forma dell’atto pubblico con due testimoni, l’atto è nullo a prescindere dalla lesione.

Mio padre ha comprato la casa e l’ha intestata a mio fratello: conta come donazione?

Sì, è una liberalità indiretta (art. 809 c.c.) e rientra nel calcolo delle quote come una donazione, anche se l’atto risulta una compravendita. Il punto delicato è la prova della provenienza del denaro, che si ricostruisce con i movimenti bancari di quel periodo.

Dopo quanti anni una donazione non si tocca più?

Nel calcolo delle quote la donazione rientra sempre, senza limiti di tempo. Dopo venti anni dalla trascrizione, però, chi vince la riduzione non riprende il bene da chi lo ha acquistato dal donatario: ottiene il valore in denaro.

Posso revocare una donazione che ho fatto?

Solo nei casi previsti, il principale dei quali è l’ingratitudine del donatario (art. 801 c.c.), e la domanda va proposta entro un anno da quando il donante ne ha avuto notizia (art. 802 c.c.). Fuori da quei casi la donazione resta.

Conviene donare la casa ai figli invece di lasciarla in eredità?

Dipende dalla situazione familiare. La donazione anticipa il passaggio ma non sottrae il bene ai conti della successione, e rende l’immobile più difficile da vendere finché corrono i venti anni. È una scelta da valutare prima di firmare, non dopo.

Perché il notaio sconsiglia la donazione della casa?

Perché per venti anni dalla trascrizione l’immobile resta esposto alla restituzione se un legittimario ottiene la riduzione, e questo lo rende difficile da vendere o da dare in garanzia. Non è un divieto: è un motivo per valutare prima, soprattutto quando i figli sono più di uno.

Quanto costa fare una donazione in vita?

Ci sono il costo notarile, che dipende dal valore del bene, e l’imposta di donazione: 4 per cento oltre la franchigia di un milione per coniuge, figli e genitori, 6 per cento oltre centomila euro per fratelli e sorelle, 8 per cento senza franchigia per gli estranei. Sugli immobili si aggiungono imposta ipotecaria e catastale.

Quanto costa la prima consulenza?

€ 100. Comprende l’esame degli atti e dei documenti, la qualificazione dell’operazione e l’indicazione della strada da seguire. La somma viene detratta dal compenso se poi affida l’incarico allo studio.

Approfondimenti

Ha una donazione da contestare o da difendere?

Consulenza € 100, detratta dal compenso se affida l’incarico. Online in tutta Italia o in studio.

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Deve firmare una donazione o gli altri eredi contestano quella ricevuta?

Chi legge questa pagina di solito ha uno di due problemi opposti. C’è il genitore che desidera trasferire oggi una casa o del denaro a un figlio senza lasciare controversie in eredità, e c’è chi la donazione l’ha già ricevuta e ora si sente chiedere dagli altri eredi di riportarla nei conti. Sono due strade diverse e si preparano prima, una prima di recarsi dal notaio e l’altra prima di rispondere alla lettera ricevuta. Mi scriva che cosa è stato donato, a chi, e se la successione è già aperta. In consulenza esaminiamo l’atto e Le indico quali rischi corre.

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