
L’onere della prova del paziente danneggiato
Nella responsabilità medica, il paziente che agisce per il risarcimento del danno ha l’onere di dimostrare il nesso causale tra la condotta del sanitario e il pregiudizio subito. In particolare:
Ritiene che un intervento Le abbia causato un danno e non sa come provarlo?
Chi chiede il risarcimento per un errore medico deve dimostrare il collegamento fra la condotta dei sanitari e il danno subito. Non occorre la certezza assoluta, basta che sia più probabile che non, e anche una cartella clinica tenuta male può risultare favorevole al paziente. Il punto di partenza però sono sempre i documenti. Richieda alla struttura la cartella clinica completa, poi mi scriva su WhatsApp e fissiamo la consulenza, online in tutta Italia oppure in studio, per valutare se il caso abbia fondamento e quale medico legale convenga coinvolgere.
- Deve allegare l’inadempimento astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato
- Deve provare l’esistenza del nesso di causalità tra l’insorgenza o l’aggravamento della patologia e la condotta del sanitario
- Può assolvere tale onere anche attraverso presunzioni e prove indirette
Il criterio del “più probabile che non” nell’accertamento del nesso causale
Per quanto riguarda lo standard probatorio richiesto, trova applicazione il criterio del “più probabile che non”. Ciò significa che:
- Il nesso eziologico può ritenersi sussistente quando risulti più probabile che la condotta del sanitario abbia causato l’evento dannoso, piuttosto che il contrario
- Non è necessario raggiungere un grado di certezza assoluta, come richiesto invece in ambito penale
- È sufficiente una probabilità superiore al 50%
La prova del nesso causale mediante presunzioni
Un importante principio affermato dalla giurisprudenza è la possibilità per il paziente di provare il nesso di causalità anche attraverso presunzioni. In particolare:
- La difettosa tenuta della cartella clinica può fondare il ricorso a presunzioni a favore del paziente
- Si applica il principio di vicinanza della prova, che agevola il paziente rispetto alle difficoltà probatorie
- Le presunzioni consentono di attenuare l’onere probatorio gravante sul danneggiato
Il duplice ciclo causale nella responsabilità medica
La Cassazione ha evidenziato l’esistenza di un duplice ciclo causale:
1) Il primo relativo all’evento dannoso, che deve essere provato dal paziente
2) Il secondo concernente l’impossibilità di adempiere, la cui prova grava sul sanitario
Solo una volta che il danneggiato abbia dimostrato il nesso tra condotta ed evento lesivo, spetterà alla struttura sanitaria provare che l’inadempimento è stato determinato da una causa non imputabile.
Ritiene che un intervento Le abbia causato un danno e non sa come provarlo?
Chi chiede il risarcimento per un errore medico deve dimostrare il collegamento fra la condotta dei sanitari e il danno subito. Non occorre la certezza assoluta, basta che sia più probabile che non, e anche una cartella clinica tenuta male può risultare favorevole al paziente. Il punto di partenza però sono sempre i documenti. Richieda alla struttura la cartella clinica completa, poi mi scriva su WhatsApp e fissiamo la consulenza, online in tutta Italia oppure in studio, per valutare se il caso abbia fondamento e quale medico legale convenga coinvolgere.
