Un fratello non vuole vendere, la casa dei genitori resta ferma da anni, uno dei coeredi ci abita da solo. Nessuno è obbligato a restare in comunione: la divisione si può chiedere sempre, e qui trova come funziona, quanto dura e cosa conviene fare prima di andare dal giudice.

Un coerede non firma e la casa dei genitori resta ferma da anni?

Ha già tentato di discuterne in famiglia senza esito. Nessuno però è obbligato a restare in comunione e basta un solo coerede per chiedere la divisione davanti al giudice. Prima della causa è obbligatoria la mediazione, e conviene arrivarci sapendo quanto vale effettivamente l’immobile, chi lo ha abitato, chi ha sostenuto le spese per i lavori e che cosa è stato donato in vita. Nella consulenza da 100 euro, online in tutta Italia o in studio, esaminiamo la successione, le visure e il testamento se esiste, e Le indico quale strada conviene tentare e quanto tempo richiede.

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Quando serve un avvocato per la divisione

Un coerede non vuole dividere

La divisione si può chiedere sempre e il diritto non si perde con il tempo (artt. 713 e 1111 c.c.). Basta un coerede per avviarla.

La casa non si può dividere in parti

Quando l’immobile non è comodamente divisibile si assegna per intero a un coerede con conguaglio in denaro agli altri (art. 720 c.c.).

Un erede ci abita da solo

Chi gode in via esclusiva di un bene comune deve agli altri la loro quota dei frutti, calcolata sul valore locativo di mercato.

Uno ha speso per ristrutturare

Le spese e le migliorie sul bene comune si conteggiano nella divisione, ma vanno provate documento per documento.

Ci sono donazioni fatte in vita

Quanto ricevuto in vita da un coerede rientra nel conto della divisione con la collazione, e può cambiare tutte le quote.

Eredi lontani o irreperibili

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Come si svolge una divisione ereditaria

  1. Consulenza e ricostruzione dell’asseEsaminiamo dichiarazione di successione, visure, testamento, atti di donazione e conti correnti, e Le diciamo subito quale quota Le spetta e quale strada conviene.
  2. Divisione contrattuale, se c’è accordoSe i coeredi sono d’accordo la divisione si fa con un contratto davanti al notaio, senza cause: è la via più rapida ed economica e va sempre tentata per prima. Resta soggetta ai suoi rimedi: annullamento per violenza o dolo (art. 761 c.c.), supplemento se sono stati dimenticati beni (art. 762 c.c.), rescissione se un coerede è stato leso per oltre un quarto (art. 763 c.c.).
  3. Mediazione, obbligatoria per leggePer le divisioni e le successioni la mediazione è condizione per andare in giudizio (art. 5 d.lgs. 28/2010). Si può fare in videoconferenza e l’accordo vale come titolo esecutivo.
  4. Causa di divisione davanti al tribunaleSe l’accordo non arriva si va davanti al giudice del luogo in cui si è aperta la successione (art. 22 c.p.c. e art. 456 c.c.). Il giudice accerta le quote e nomina un consulente che stima i beni (art. 726 c.c.).
  5. Porzioni e progetto di divisioneLe porzioni si formano con beni della stessa natura e qualità, in proporzione alle quote (art. 727 c.c.). Il giudice istruttore predispone il progetto di divisione e fissa l’udienza di discussione: se nessuno contesta, lo dichiara esecutivo con ordinanza (art. 789 c.p.c.). A parità di quote, l’assegnazione avviene di regola per sorteggio (art. 729 c.c.), salvo ragioni di apprezzabile opportunità.
  6. Assegnazione o venditaI beni si assegnano in natura quando è possibile (art. 718 c.c.). L’immobile non comodamente divisibile va preferibilmente per intero al coerede con la quota maggiore, o a più coeredi che lo chiedano insieme; solo se nessuno lo vuole si arriva alla vendita all’incanto (art. 720 c.c.).

I tempi dipendono dal numero degli eredi, dalla stima dei beni e dalla disponibilità a trattare. In consulenza Le indichiamo una stima realistica per il Suo caso, distinguendo la via dell’accordo da quella della causa.

Casi seguiti dallo studio

Alcune vicende seguite dallo studio, raccontate senza nomi. Ogni caso è diverso: in consulenza valutiamo il Suo.

Il fratello che aveva ristrutturato la casa di famiglia

Tre fratelli dovevano dividere la casa dei genitori, con più appartamenti, cantine e giardino. Uno di loro vi abitava da anni e nel tempo aveva ristrutturato e ampliato il proprio appartamento: nella divisione chiedeva che gli altri due gli rimborsassero pro quota quelle spese, riducendo di molto quanto avrebbe dovuto versare loro. Una spesa affermata non è una spesa provata: abbiamo chiesto la prova documentale di ogni voce, prima di discutere qualsiasi conguaglio. Abbiamo anche fatto valere che chi ha goduto da solo per anni di un bene comune deve a sua volta un’indennità agli altri coeredi.

L’accordo raggiunto e poi rinnegato

Nella stessa vicenda le trattative erano arrivate a un accordo completo sull’attribuzione di tutti gli immobili, mancava solo la firma. Uno dei fratelli ci ha ripensato. Un accordo non formalizzato, in materia di immobili, non vincola nessuno: abbiamo quindi avviato la mediazione obbligatoria, che è il passaggio necessario prima della causa e serve anche a mettere nero su bianco chi è disponibile e chi no.

Il coerede che chiede l’usucapione

Può capitare che, nella causa di divisione, un erede convenuto chieda al giudice di dichiararlo proprietario per usucapione dell’immobile che occupa da molti anni. La legge consente di chiedere la divisione anche quando uno dei coeredi ha goduto separatamente di una parte dei beni, salvo che si sia compiuta l’usucapione (art. 714 c.c.); e per usucapire non basta abitare da soli, serve un possesso esclusivo, incompatibile con il godimento degli altri e reso evidente a tutti. In una divisione di un palazzo di famiglia che seguiamo, due coeredi avevano chiesto l’usucapione degli appartamenti in cui vivevano: la domanda è stata respinta in primo grado e in appello, e gli immobili sono rimasti nell’eredità da dividere tra tutti. Nella stessa causa abbiamo chiesto anche i frutti civili: chi per anni ha abitato da solo gli appartamenti comuni, o ne ha incassato gli affitti, deve agli altri coeredi la loro quota dei canoni percepiti e un’indennità per il godimento esclusivo, calcolata sul valore locativo di mercato.

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Divisione ereditaria: cosa sapere prima di iniziare

Il diritto di dividere non si perde. Ogni coerede può chiedere in qualsiasi momento lo scioglimento della comunione (art. 713 c.c.). I coeredi possono accordarsi per restare in comunione, ma il patto non può durare più di dieci anni (art. 1111 c.c.). Il fatto che uno dei coeredi abbia goduto per anni di una parte dei beni non impedisce la divisione (art. 714 c.c.).

Prima i beni in natura, poi il denaro. La legge preferisce che ciascuno riceva beni, non somme (art. 718 c.c.). Quando un immobile non è comodamente divisibile, cioè non si può frazionare senza perdere valore o funzionalità, viene assegnato per intero, con addebito dell’eccedenza, al coerede che ha diritto alla quota maggiore, oppure a più coeredi che ne chiedano insieme l’attribuzione. Solo se nessuno lo vuole si procede alla vendita all’incanto (art. 720 c.c.). Chi teme la vendita deve quindi farsi avanti per tempo.

I conti tra coeredi. Nella divisione si fa la resa dei conti (art. 723 c.c.): chi ha incassato affitti o ha abitato da solo un bene comune risponde dei frutti; chi ha sostenuto spese per la conservazione del bene comune può chiederne il rimborso nei limiti di legge (art. 1110 c.c.), e le migliorie apportate incidono sulla determinazione delle quote. Un punto importante: la prescrizione del diritto ai frutti dovuti dal coerede che ha utilizzato il bene comune decorre solo dalla divisione, perché è da lì che nasce l’obbligo di rendere il conto (Cass. n. 21906/2021).

Due strade, stessa sostanza. La divisione può essere contrattuale, cioè frutto dell’accordo di tutti i coeredi davanti al notaio, oppure giudiziale, quando l’accordo manca. La disciplina di fondo è la stessa: cambia il percorso, non i diritti. Nella divisione contrattuale serve il consenso di tutti, anche di un solo coerede contrario, e per questo conviene prepararla con stime condivise; nella divisione giudiziale è il giudice a formare le porzioni, dopo la stima, e a dichiarare esecutivo il progetto quando nessuno solleva contestazioni.

Le donazioni tornano nel conto. Quanto i genitori hanno dato in vita a un figlio rientra nella divisione con la collazione, per imputazione o in natura, e cambia le quote. È la ragione per cui, prima di discutere di metri quadri, vanno recuperati gli atti di donazione e i movimenti dei conti.

La mediazione non è una formalità. Per divisioni e successioni è condizione di procedibilità: senza, la causa si ferma. Ma è anche l’occasione migliore per chiudere: si svolge in videoconferenza, costa poco e l’accordo firmato dai difensori vale come titolo esecutivo e si trascrive.

Domande frequenti sulla divisione ereditaria

Un fratello non vuole dividere: posso obbligarlo?

Sì. Nessuno può essere costretto a restare in comunione: la divisione si chiede al giudice anche contro la volontà degli altri coeredi (art. 713 c.c.), dopo il passaggio obbligatorio in mediazione.

La casa non si può dividere: che succede?

Viene assegnata per intero a un coerede, che paga agli altri la differenza in denaro. La legge preferisce chi ha la quota maggiore, o più coeredi che chiedano insieme l’assegnazione. La vendita all’incanto è l’ultima strada, quando nessuno vuole il bene (art. 720 c.c.).

Un erede abita nella casa comune: deve pagare qualcosa?

Deve agli altri coeredi la loro quota dei frutti, cioè il valore del godimento esclusivo, che si calcola sul canone di mercato che l’immobile avrebbe potuto rendere. Il conto si fa nella divisione, con la resa dei conti (art. 723 c.c.).

Quanto dura una divisione giudiziale?

Dipende dal tribunale, dal numero di eredi e dalla stima dei beni: di norma si parla di anni, mentre una divisione amichevole davanti al notaio si chiude in settimane. Per questo la strada dell’accordo va sempre tentata per prima.

Si può dividere solo una parte dei beni?

Sì, i coeredi possono accordarsi per uno scioglimento parziale, lasciando in comunione il resto. In giudizio è possibile, ma va valutato caso per caso: spesso conviene definire tutto insieme per non dover tornare davanti al giudice.

Meglio la divisione dal notaio o quella giudiziale?

Se tutti i coeredi sono d’accordo, il notaio: costa meno e si chiude in settimane. La causa serve quando manca il consenso anche di uno solo, oppure quando le quote e le stime sono contestate. La divisione fatta dal notaio può comunque essere annullata per violenza o dolo, integrata se sono stati dimenticati beni, o rescissa se un coerede ha ricevuto oltre un quarto in meno del dovuto (artt. 761-763 c.c.).

Chi decide come vengono formate le quote?

Nella causa le porzioni le forma il giudice, dopo la stima dei beni, comprendendo in ciascuna beni di eguale natura e qualità (artt. 726 e 727 c.c.). Il progetto viene discusso in udienza e, se nessuno contesta, dichiarato esecutivo (art. 789 c.p.c.). Quando le quote sono uguali, l’assegnazione avviene di regola per sorteggio (art. 729 c.c.).

Cosa devo preparare per la consulenza?

Certificato di morte, eventuale testamento, dichiarazione di successione se già presentata, visure o indirizzi degli immobili, atti di donazione o compravendita che conosce, estratti dei conti correnti e l’elenco degli eredi con i recapiti. Anche documenti parziali bastano per iniziare.

Approfondimenti

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Un coerede non firma e la casa dei genitori resta ferma da anni?

Ha già tentato di discuterne in famiglia senza esito. Nessuno però è obbligato a restare in comunione e basta un solo coerede per chiedere la divisione davanti al giudice. Prima della causa è obbligatoria la mediazione, e conviene arrivarci sapendo quanto vale effettivamente l’immobile, chi lo ha abitato, chi ha sostenuto le spese per i lavori e che cosa è stato donato in vita. Nella consulenza da 100 euro, online in tutta Italia o in studio, esaminiamo la successione, le visure e il testamento se esiste, e Le indico quale strada conviene tentare e quanto tempo richiede.

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