
Recentemente il tribunale di Foggia ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa intimato da parte del datore di lavoro al dipendente che era stato visto lavorare in un pub di un parente della moglie.
Le contestano di aver lavorato mentre era in malattia?
È stato assente per malattia e l’azienda La accusa di aver svolto un’altra attività o di aver simulato la malattia. Spesso arriva tutto insieme, le fotografie di un investigatore privato, la contestazione disciplinare e poi la lettera di licenziamento. Ciò che decide la causa non è solo il fatto in sé, ma come è stato accertato e che cosa ha scritto nelle Sue giustificazioni. Il tempo per impugnare un licenziamento è breve, quindi non lo lasci trascorrere. Mi invii su WhatsApp la contestazione o la lettera e prenotiamo la consulenza da 100 euro, online o in studio.
Il dipendente aveva inviato regolarmente al proprio datore di lavoro i certificati medici che attestavano la malattia che nel caso di specie consisteva nell’essere affetto da febbre con vomito.
Il presunto malato era stato avvistato mentre prendeva ordinazioni, incassava pagamenti alla cassa, effettuava consegne per l’asporto utilizzando un monopattino elettrico (tra l’altro nel mese di novembre che è particolarmente freddo).
La scoperta è avvenuta in quanto l’azienda ha incaricato degli investigatori privati che avevano documentato ogni spostamento con foto.
L’azienda ha contestato al dipendente di aver simulato lo stato morboso ovvero di essersi finto malato per non recarsi al lavoro.
Il dipendente, durante procedimento disciplinare a suo carico, non negando quanto accertato dagli investigatori, si è limitato ad affermare che aveva solamente prestato aiuto al cognato per spirito di collaborazione.
Il tribunale di Foggia, in funzione di giudice del lavoro, ha rigettato il ricorso del lavoratore che aveva chiesto di essere reintegrato e/o di condannare l’azienda a versare un’indennità risarcitoria nella misura massima di 24 mensilità.
Il tribunale, rigettando il ricorso del lavoratore, ha motivato la sentenza sulla base del fatto che l’orientamento giurisprudenziale maggioritario stabilisce che lo svolgimento di altre attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore il lavoro in quanto sussiste una violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede.
Inoltre, continua il tribunale, l’attività prestata dal dipendente formalmente in malattia, è sufficiente a dimostrare o comunque a far presumere l’inesistenza della malattia stessa.
In ordine alla questione relativa alla compatibilità dello stato di malattia con lo svolgimento di altra attività il tribunale di Foggia chiarisce che non vi è un divieto assoluto, tranne nel caso in cui le attività siano incompatibili con lo stato patologico dichiarato, oppure quando tali attività possano far presumere una simulazione dello stato di malattia, oppure ancora se tali attività sono potenzialmente idonee a ritardare la guarigione.
Alla luce di quanto sopra è corretto non precludere ai dipendenti la possibilità di svolgere delle attività che non vanno ad incidere sul rientro al lavoro ovvero che non ritardano la guarigione, anche se, nel caso di specie, il tribunale di Foggia ha accertato che il comportamento posto in essere dal lavoratore ha violato i doveri contrattuali di correttezza e buona fede, ritenendo pienamente legittimo il licenziamento legittimato dall’azienda.
Le contestano di aver lavorato mentre era in malattia?
È stato assente per malattia e l’azienda La accusa di aver svolto un’altra attività o di aver simulato la malattia. Spesso arriva tutto insieme, le fotografie di un investigatore privato, la contestazione disciplinare e poi la lettera di licenziamento. Ciò che decide la causa non è solo il fatto in sé, ma come è stato accertato e che cosa ha scritto nelle Sue giustificazioni. Il tempo per impugnare un licenziamento è breve, quindi non lo lasci trascorrere. Mi invii su WhatsApp la contestazione o la lettera e prenotiamo la consulenza da 100 euro, online o in studio.
