Avv. Francesco Santoro
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Il verbale INPS si può impugnare entro sei mesi dalla notifica. Per chi lo ha ricevuto da meno di sei mesi la prima valutazione è gratuita.
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Invalidita civile e legge 104, assistenza legale dell'avvocato Francesco Santoro

Introduzione

È sempre più frequente che l’INPS richieda la restituzione di prestazioni pensionistiche ritenute indebite. La questione si fa particolarmente delicata quando tali somme sono già state percepite dal pensionato, spesso da anni. In questo articolo, aggiornato alle disposizioni e prassi del 2026, chiariremo quando e come l’INPS può effettivamente chiedere il rimborso, quali sono i termini, i limiti normativi e le principali tutele per i cittadini.

Dopo la revisione l’INPS Le chiede la restituzione della prestazione?

Molte richieste di restituzione arrivano dopo una visita di revisione con esito sfavorevole, quando la pensione di invalidità o l’accompagnamento vengono revocati e l’INPS chiede la restituzione di quanto percepito nel frattempo. Qui contano due documenti, il verbale di revisione e la lettera ricevuta. Dalla notifica del verbale ha sei mesi per impugnarlo e quel termine non si recupera. Mi invii su WhatsApp entrambi i documenti, con la data in cui li ha ricevuti. Li esamino gratuitamente e Le indico se la richiesta possa essere contestata e da dove convenga partire.

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1. Quando l’INPS può chiedere la restituzione?

L’INPS può richiedere la restituzione di somme indebitamente erogate se vi sono stati errori nel calcolo o nella percezione della prestazione pensionistica. La richiesta di restituzione segue principi comuni del diritto civile: chi riceve una somma non dovuta è tenuto alla restituzione (art. 2033 Codice Civile). Tuttavia, per le pensioni, la legge prevede deroghe importanti a tutela dei pensionati in buona fede, data la funzione alimentare della pensione stessa.

2. Prescrizione e limiti temporali

Termine di prescrizione:
Di regola, l’INPS ha dieci anni di tempo per richiedere la restituzione delle somme indebitamente erogate. Il termine decorre dal pagamento o da quando l’INPS prende consapevolezza dell’indebito, in particolare per i casi legati a variabili reddituali dichiarate annualmente. Se i redditi rilevanti vengono comunicati tramite 730 o Modello Unico, l’INPS deve notificare eventuali indebiti entro il 31 dicembre dell’anno successivo alla dichiarazione. Scaduto tale termine, salvo dolo, la richiesta cade in prescrizione.

3. Buona fede o dolo del pensionato? Il principio fondamentale

Il pensionato non è tenuto alla restituzione delle somme se la percezione è avvenuta in assenza di dolo, ossia in buona fede. Solo in caso di dolo—dichiarazioni false, omissioni volontarie o frodi—l’obbligo di restituire quanto percepito resta pienamente operativo. In tutti gli altri casi, la giurisprudenza e la normativa (art. 52 L. 88/1989, art. 13 L. 412/1991) prevedono la non ripetibilità, cioè il pensionato non deve restituire somme elargite per errore imputabile all’INPS. Lo stesso principio vale per le pensioni pubbliche, come chiarito dall’art. 206 del DPR 1092/73.

4. Le procedure di recupero INPS

5. Netto o lordo? Cosa si deve restituire

Le richieste di rimborso devono riguardare quanto effettivamente percepito al netto delle imposte già trattenute. Dal 2020, la normativa impone che il recupero riguardi solo l’importo netto, tutelando il pensionato da richieste eccessive che includano somme mai realmente ricevute a causa delle trattenute fiscali.

6. Casi particolari e nuove disposizioni 2026

Nel 2026 non risultano modifiche sostanziali ai principi sopra esposti. Restano attuali le interpretazioni della giurisprudenza di Cassazione e le recenti circolari INPS, che ribadiscono il limite decennale, la necessità di dolo per l’effettivo recupero e la tutela del pensionato che abbia agito in buona fede.

Tabella di sintesi: quando si deve restituire?

CasoRestituzione dovuta?Normativa di riferimento
Errore esclusivamente dell’INPSNO se senza doloArt. 52 L. 88/1989; art. 13 L. 412/1991
Dolo/frode/omissioni del pensionatoSÌArt. 2033 c.c.; giurisprudenza costante
Comunicazione oltre 10 anni dalla percezioneNOArt. 2946 c.c. (termine prescrizionale)
Richiesta su importi non realmente ricevuti (lordo)NO, solo sul nettoNorme tributarie dal 2020

Un consiglio per chi percepisce prestazioni di invalidità

Molte richieste di restituzione derivano da revisioni sanitarie con esito negativo che hanno portato alla revoca della pensione di invalidità o dell’accompagnamento. Quando si riceve la comunicazione di indebito, purtroppo i termini per contestare il verbale di revisione sono già scaduti. Per questo è fondamentale agire tempestivamente: chi riceve un verbale di revisione sfavorevole ha sei mesi di tempo per impugnare la decisione della commissione INPS, evitando così che la revoca diventi definitiva e che si apra la strada a future richieste di restituzione.

Conclusioni

Per dubbi specifici o situazioni particolarmente complesse, è consigliato rivolgersi a un avvocato previdenzialista che possa valutare dettagliatamente la posizione personale.

Articolo aggiornato alle normative vigenti e alle ultime circolari INPS a settembre 2026.

Dopo la revisione l’INPS Le chiede la restituzione della prestazione?

Molte richieste di restituzione arrivano dopo una visita di revisione con esito sfavorevole, quando la pensione di invalidità o l’accompagnamento vengono revocati e l’INPS chiede la restituzione di quanto percepito nel frattempo. Qui contano due documenti, il verbale di revisione e la lettera ricevuta. Dalla notifica del verbale ha sei mesi per impugnarlo e quel termine non si recupera. Mi invii su WhatsApp entrambi i documenti, con la data in cui li ha ricevuti. Li esamino gratuitamente e Le indico se la richiesta possa essere contestata e da dove convenga partire.

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