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Introduzione

Il fenomeno del revenge porn costituisce una delle forme più insidiose di violenza di genere digitale, toccando profondamente la sfera della dignità personale e la vita privata delle vittime. Negli ultimi anni, la diffusione illecita di immagini intime senza consenso si è imposta come un tema centrale nel dibattito giuridico e sociale italiano, portando all’introduzione di misure legislative specifiche e a interventi mirati di supporto psicologico.

Le Sue immagini intime circolano in chat o sui social senza il Suo consenso?

Sapere che esiste l’articolo 612-ter del codice penale non basta, e quando il materiale sta già circolando conta l’ordine dei passaggi. Prima si mettono al sicuro le prove, con schermate, date e indirizzi delle pagine in cui le immagini sono comparse, poi si sceglie tra querela, segnalazione alla Polizia Postale e richiesta di rimozione alle piattaforme. Nella consulenza da 100 euro, online o in studio, esamino ciò che ha già raccolto, Le indico che cosa manca e predisponiamo le richieste di rimozione e la denuncia.

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Cosa si intende per Revenge Porn?

Con il termine revenge porn si indica la diffusione non consensuale di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, originariamente realizzati o condivisi in un contesto di fiducia. L’art. 612-ter del Codice Penale, introdotto con il “Codice Rosso” nel 2019, punisce chi, dopo aver ricevuto o sottratto materiale intimo, lo divulga senza il consenso della persona ritratta, spesso a scopo di vendetta, ricatto o denigrazione.

Dati e diffusione del fenomeno

Adolescenti a rischio

Secondo una ricerca di Save the Children, il 28% degli adolescenti italiani tra i 14 e i 18 anni ha scambiato foto o video intimi con il partner o con persone verso cui aveva interesse. Uno su dieci ha condiviso senza consenso immagini intime ricevute dal proprio partner.

Violenza digitale sottostimata

Solo lo 0,3% delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza per aggressioni fisiche o psicologiche si dichiara vittima di revenge porn, segno di una diffusa sottodenuncia e di scarsa consapevolezza del reato.

Responsabilizzazione della vittima

Persistono stereotipi che colpevolizzano la vittima per aver creato o condiviso contenuti personali, portando spesso a ritardi o rinunce nella denuncia e nell’accesso all’aiuto psicologico.

Conseguenze psicologiche sulla vittima

Le vittime di revenge porn affrontano un impatto psicologico devastante che può includere:

Oltre all’umiliazione e alla perdita di controllo sulla propria immagine, le vittime sono spesso sottoposte a una vera e propria campagna di odio online, tramite profili falsi e messaggi offensivi, che si estende anche alla vita reale e agli affetti personali.

Aspetti giuridici e limiti attuali

Normativa vigente

L’attuale impianto normativo prevede la perseguibilità a querela di parte per il reato di revenge porn, salvo particolari circostanze previste dal quarto comma dell’art. 612-ter (infermità, stato di gravidanza, connessione con altri delitti più gravi). La querela va presentata entro sei mesi dalla notizia del fatto.

Criticità operative

Prevenzione e supporto

Cosa fare in caso di diffusione non consensuale

Educazione e sensibilizzazione

Conclusioni

Il revenge porn è una realtà che impone nuove sfide al diritto, alla società e alle famiglie. Serve un’azione integrata: rafforzare la prevenzione nelle scuole e nei media, migliorarne l’inquadramento giuridico, potenziare i servizi di ascolto e supporto per le vittime e responsabilizzare i gestori delle piattaforme digitali. Solo così sarà possibile ridurre il sommerso, tutelare la dignità delle persone e promuovere una cultura del rispetto e dell’utilizzo consapevole delle tecnologie.

Le Sue immagini intime circolano in chat o sui social senza il Suo consenso?

Sapere che esiste l’articolo 612-ter del codice penale non basta, e quando il materiale sta già circolando conta l’ordine dei passaggi. Prima si mettono al sicuro le prove, con schermate, date e indirizzi delle pagine in cui le immagini sono comparse, poi si sceglie tra querela, segnalazione alla Polizia Postale e richiesta di rimozione alle piattaforme. Nella consulenza da 100 euro, online o in studio, esamino ciò che ha già raccolto, Le indico che cosa manca e predisponiamo le richieste di rimozione e la denuncia.

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