
Diritto al risarcimento per perdita del rapporto parentale: non solo il coniuge, figli ed altri familiari hanno diritto a chiedere il risarcimento
Per la morte di un congiunto è possibile ottenere un danno non patrimoniale in quanto, tale evento, può rovinare la delle persone che nutrivano affetto per la vittima.
Ha perso un familiare e ritiene che sia stato un errore medico?
Un Suo familiare è deceduto dopo un ricovero, un intervento o un soccorso e Le resta il dubbio che qualcosa non sia stato rilevato o eseguito in tempo. Per accertarlo occorrono la cartella clinica completa e una valutazione medico legale che stabilisca se quel danno era evitabile. Conta anche chi, in famiglia, può chiedere il risarcimento, dato che non sono soltanto il coniuge e i figli. Mi invii su WhatsApp una breve descrizione dell’accaduto e mi indichi se dispone già della cartella clinica oppure se va ancora richiesta all’ospedale. Con la consulenza da 100 euro, online in tutta Italia o in studio, valutiamo se il caso ha fondamento e da dove partire.
Il danno da perdita del rapporto parentale si concretizza nella impossibilità di godere della presenza del rapporto con la persona che è venuta mancare e nell’insanabile ferita che ciò provoca.
La Suprema corte di cassazione lo ha definito “ quel danno che va al di là del crudo dolore che la morte in si di una persona cara, tanto più se preceduta da agonia, provoca nei prossimi congiunti che le sopravvivono, concretandosi esso nel vuoto costituito da non poter più godere della presenza del rapporto con chi è venuto meno”.
Sicuramente coloro i quali subiscono le conseguenze peggiori della perdita sono i familiari, ma non solo da loro.
Il coniuge, i figli, i genitori, anche non conviventi con il defunto, devono solo dimostrare l’entità del danno, ma non di aver subito il danno perché ciò è presunto, dato per scontato, proprio in relazione allo stretto legame con la vittima deceduta per colpa medica.
Sofferenza e cambiamenti radicali sono certamente patiti dai familiari conviventi, è un discorso logico, nonostante ciò anche le altre persone che avevano uno stretto legame con la vittima spessono subiscono le conseguenze della morte della persona cara.
Qualunque persona provi di aver subito un turbamento dall’evento della morte di una persona cara è legittimata a chiedere un risarcimento, infatti secondo la giurisprudenza non è nemmeno necessario che la vittima di malasanità ed il soggetto che chiedere il risarcimento siano stati conviventi.
Sicuramente il coniuge ed i figli sono le persone che maggiormente risentono dell’evento dannoso, ma oggi è stato abbracciato un canone estensivo: ad esempio anche i nipoti che dimostrino di aver avuto uno stretto legame con i nonni possono chiedere un risarcimento.
E’ riconosciuta la legittimazione a chiedere il danno per la morte anche al fidanzato o al convivente.
E’ importante dimostrare il legame che vi era tra la vittima ed il soggetto che formula la richiesta di risarcimento del danno.
Diritto al risarcimento dei danni per colpa medica: metodo di calcolo secondo le tabelle del Tribunale di Roma
Il danno da perdita parentale è quantificato in base alle Tabelle elaborate dal Tribunale di Roma che insieme alle tabelle del Tribunale di Milano costituivano i riferimenti per determinare la misura della liquidazione del danno, tuttavia la Cassazione con diverse sentenze (l’ultima, ad oggi, n. 33005 del 10.11.2021) ha stabilito che le tabelle da utilizzare sono esclusivamente quelle romane.
Le tabelle del Tribunale di Roma prevedono per il danno da perdita parentale un sistema a punti, ogni singolo punto vale (nel 2019) € 9.806,70.
I punti, come vedremo, vengono riconosciuti in base a varie circostanze quali:
- Grado di parentela con la vittima;
- Età del congiunto;
- Convivenza e composizione del nucleo familiare.
L’importo del risarcimento dovuto a colpa medica può variare in base ad alcuni fattori quali l’assenza di altri familiari, con un aumento fino alla metà del punteggio, mentre può diminuire fino ad 1/3 nel caso di mancata convivenza.
Le tabelle del tribunale di Roma: come si calcolano i punti?
I. Parentela con la vittima
- nel caso di genitore, coniuge, convivente, anche con unione civile, sono riconosciuti 20 punti;
- nel caso del figlio sono riconosciuti 18 punti;
- nel caso di fratello sono riconosciuti 7 punti;
- nel caso di avo 6 punti;
- nel caso di nipote 6 punti;
- nel caso di zio 6 punti;
- nel caso di cugino 2 punti.
Il punteggio può essere diminuito fino alla metà in relazione alla situazione concreta correlata all’effettiva esistenza di un serio rapporto affettivo o annullato in caso di prova di assenza di un vincolo effettivo.
II. Età del congiunto
- da 0 a 20 anni sono riconosciuti 5 punti;
- da 21 a 41 sono riconosciuti 4 punti;
- da 41 a 60 anni sono riconosciuti 3 punti;
- da 61 a 80 anni sono riconosciuti 2 punti;
- oltre 80 anni è riconosciuto 1 punto
III. Convivenza e composizione del nucleo familiare
- Convivenza con la vittima – 4 punti;
- Assenza di altri familiari conviventi – 3 punti;
- Assenza di altri familiari entro il secondo grado – vi è un aumento da 1/3 a ½;
- Nel caso in cui non vi sia convivenza – vi è una possibile riduzione sino ad ½
Ha perso un familiare e ritiene che sia stato un errore medico?
Un Suo familiare è deceduto dopo un ricovero, un intervento o un soccorso e Le resta il dubbio che qualcosa non sia stato rilevato o eseguito in tempo. Per accertarlo occorrono la cartella clinica completa e una valutazione medico legale che stabilisca se quel danno era evitabile. Conta anche chi, in famiglia, può chiedere il risarcimento, dato che non sono soltanto il coniuge e i figli. Mi invii su WhatsApp una breve descrizione dell’accaduto e mi indichi se dispone già della cartella clinica oppure se va ancora richiesta all’ospedale. Con la consulenza da 100 euro, online in tutta Italia o in studio, valutiamo se il caso ha fondamento e da dove partire.
